CLAMOROSO AGGIORNAMENTO
DEL 21 LUGLIO 2026
Il Comune confessa:
“Palazzo non ancora assegnato”.
In data odierna, il Segretario Generale del Comune di Ferrara, il Dott. Francesco Babetto, ha risposto ufficialmente alla mia istanza FOIA (Prot. N. 0144140/2026). Vedi il Documento.
Le sue parole demoliscono l’intera impalcatura della propaganda di inizio mese smentendo l’annuncio del Sindaco dell’1 luglio 2026 e purtroppo confermano che l’ipotesi di essere in presenza di veri professionisti della disinformazione politico amministrativa con uno scarsissimo rispetto dei cittadini, delle regole democratiche e di partecipazione non è molto distante dalla realtà.
Mentre il Sindaco Alan Fabbri il 1° luglio celebrava l’affidamento come un fatto compiuto, il massimo organo di controllo del Comune mette oggi nero su bianco che:
“l’accesso agli atti è differito in quanto non è ancora intervenuta la determina di aggiudicazione, essendo in corso le verifiche prescritte per legge”.
Siamo al cortocircuito totale: la politica festeggia e distribuisce interviste sui giornali con settimane di anticipo rispetto alla reale conclusione della procedura amministrativa.
Inoltre, l’Ente ha dovuto informare la Fondazione Slam Jam (in qualità di controinteressato), che ora ha 10 giorni di tempo per opporsi o meno alla pubblicazione del proprio Piano Economico Finanziario (PEF). Vedremo se chi vuole gestire il nostro patrimonio monumentale accetterà la trasparenza o si rintanerà dietro il segreto commerciale.
La morale? Avevamo ragione noi:
gli atti non erano scaricabili semplicemente perché… non esistevano. La fretta di fare propaganda ha superato la legalità della procedura. Quando la pezza burocratica è peggiore del buco, viene il forte sospetto di essere di fronte a un’amministrazione di puri pifferai magici.
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Ulteriore amara considerazione: guardando il video su YouTube
(https://youtube.com/shorts/JgUmNXzLQL0?si=MNbWxw1MEO8egGC7)
del Sindaco Alan Fabbri girato durante l’inaugurazione del Palazzo Prosperi Sacrati il 17 giugno 2026 ci sono alcune inesattezze e ne derivo l’amara impressione che già egli sappia a chi andrà il palazzo e quale sarà la tipologia di attività culturale e museale.
Sembra anche che nessuno l’abbia avvertito del fatto che qui, su viviferrara.it, ci stiamo interessando alla vicenda.
ARTICOLO ORIGINALE
Le opacità formali, concettuali e anomalie temporali
nel bando d’asta e di concessione
di Palazzo Prosperi Sacrati
In premessa le Considerazioni finali e Personali:
Se dovessi, personalmente, fare parte della commissione aggiudicatrice mi troverei in seria difficoltà morale ed etica nel valutare la mia partecipazione per la valutazione di una tale concessione e rifiuterei, in prima battuta, l’incarico per errata attribuzione del medesimo:
il bando stesso di incarico della commissione invita a decidere su qualcosa di inapplicabile in quanto la stessa partecipazione della Fondazione Slam Jam Luca Benini è palesemente in contraddizione con il mandato della commissione e con lo stesso bando d’Asta.
Secondo i vecchi aforismi: “solo chi fa sbaglia” e “solo sbagliando si impara” provo ad ipotizzare un futuro scenario in cui le amministrazioni e la politica inizino finalmente ad affrontare il problema del Patrimonio Ambientale e Monumentale privato e pubblico che fa parte del patrimonio (spesso abbandonato a se stesso) della nostra bellissima Italia.
Il mio parere è che non si possa continuare ad usare il terzo settore, che già è nato male fin dalle origini ed è inadatto per come è organizzato e formalmente gestito oggi, per risolvere problemi come quello in oggetto.
Credo invece che tutta la società civile e politica debba coinvolgersi e prendere operativamente coscienza del problema al fine di ipotizzare metodi partecipativi e condivisi per l’individuazione di soluzioni operative e pratiche a questo problema legato all’abbondanza del nostro patrimonio culturale e ambientale.
La via d’uscita trasparente esiste: l’Amministrazione avrebbe dovuto, e potrà in futuro, attivare una vera co-progettazione (ex art. 55 del Codice del Terzo Settore), un tavolo pubblico in cui l’energia dell’imprenditoria privata e la tutela del bene comune dialogano alla luce del sole, definendo chiaramente collaudi, organigrammi e sostenibilità economica prima di qualunque assegnazione al buio.
SERVE UN CONTRIBUTO CONDIVISO, CREATIVO E PARTECIPATO DI TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE!
Solo in questo modo anche l’imprenditoria locale, nazionale ed internazionale potrà entrare in questo processo evolutivo pratico e trasparente!
Le ulteriori e purtroppo diffuse taroccature delle leggi e l’uso strumentale dei regolamenti attuali ci porteranno al baratro del fallimento per l’incapacità di agire in modo civile & razionale!
L’intera documentazione protocollata è disponibile per tutti e quindi anche per tutti i Gruppi Consiliari del Comune di Ferrara nell’articolo:
18 Lug , 2026 – Per il Comune di Ferrara il Terzo Settore è il Cavallo di Troia per i privati imprenditori? Parte 2: Cronologia.
La palla passa ora ai consiglieri comunali, affinché attivino immediatamente i loro poteri ispettivi in aula.
Contestualmente, investiremo del caso la stampa e le associazioni di tutela del territorio (come Italia Nostra).
Su viviferrara.it continueremo a pubblicare
ogni singolo documento che il Comune,
per legge ed entro 30 giorni dalla PEC,
sarà costretto a consegnarci.
La trasparenza non è una concessione benevola
della Pubblica Amministrazione,
è un diritto sovrano dei cittadini.
Le opacità formali, concettuali e anomalie temporali
nel bando d’asta e di concessione
di Palazzo Prosperi Sacrati:
L’annuncio dello scorso 1° luglio da parte del Sindaco Alan Fabbri è stato di quelli trionfali: dopo trent’anni di chiusura e un imponente restauro, Palazzo Prosperi Sacrati viene affidato alla “Fondazione Slam Jam Luca Benini” per la creazione di un centro culturale contemporaneo multidisciplinare: fondazione costituitasi il 23 dicembre 2025.
In apparenza una bellissima notizia per la città, se non fosse che ancora oggi (18 luglio 2026), a distanza di oltre due settimane da quell’annuncio, non v’è traccia formale di tale aggiudicazione.
Se un cittadino entra nell’Albo Pretorio online del Comune di Ferrara o nella sezione “Amministrazione Trasparente”, non trova nulla in relazione al bando d’asta e alla assegnazione in concessione: non c’è traccia della determina di assegnazione, non ci sono i verbali della commissione giudicatrice, non si conoscono i punteggi analitici assegnati, né le linee programmatiche del progetto gestionale vincitore. Un vuoto di pubblicità legale che inibisce il controllo diffuso e che contrasta apertamente con il D.Lgs. 33/2013 e con le linee guida AGID sulla trasparenza.
Per rompere questo muro di opacità, ho provveduto a:
- depositare formalmente una dettagliata istanza PEC di Accesso Civico Generalizzato (FOIA) protocollata dal Comune di Ferrara
- e inviarla, per conoscenza ad ANAC e per la quale ho già provveduto alla compilazione dell’apposito modulo di segnalazione (vedi: ANAC-sottomissione_prot_0068068_2026.pdf)
- alla Prefettura
- e al Difensore Civico Regionale.
- oltre che alla stessa Fondazione Salam Jam Luca Benini
L’obiettivo è semplice: pretendere la pubblicazione d’ufficio degli atti perché, quando la trasparenza viene meno, sorge spontaneo un forte sospetto civico.
In merito c’è da rilevare che in seguito alla mia PEC, inviata il 13 07 2026 ore 19:15, il comune ha aggiunto, il 14 07 2026 ore 17:17, nella pagina sull’Asta Pubblica il seguente paragrafo prima inesistente: “La seduta pubblica di comunicazione punteggi complessivi e di proposta di aggiudicazione avverrà il giorno 16/07/2026 ore 9:30”.
Di questa Seduta Pubblica non c’è traccia alcuna su nessun organo politico e di informazione il ché lascia supporre che lo stesso comune non l’abbia comunicata a chi di dovere!
La metamorfosi chirurgica: da Srl a Fondazione RUNTS
Il bando di gara (Prot. 0110082) parla chiaro: la concessione d’uso gratuito per 6 anni è rigorosamente riservata agli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, privi di scopo di lucro, capaci di dimostrare una “comprovata esperienza nel settore culturale”. Requisiti sacrosanti, pensati per valorizzare il tessuto sociale e associativo.
Ed è qui che si compie la metamorfosi che definire “chirurgica” è un eufemismo. L’unico partecipante e aggiudicatario dell’asta è la Fondazione Slam Jam Luca Benini.
Andando a ritroso nella cronologia, si scopre che questa Fondazione è stata costituita il 23 dicembre 2025 e ha ottenuto l’iscrizione al RUNTS il 19 marzo 2026. Una nascita lampo che coincide perfettamente, giorno per giorno, con i mesi in cui gli uffici comunali stavano comprensibilmente elaborando gli atti per le manifestazioni di interesse di cui scrivevo già lo scorso aprile.
La domanda sorge spontanea: come può un ente no-profit nato da tre mesi dimostrare una “comprovata esperienza storica” nella gestione culturale o museale “negli ultimi 5 anni”? La risposta ad una simile domanda non c’è e non può nemmeno risiedere nel fatto che la Fondazione è la diretta emanazione operativa e d’immagine della ben nota Slam Jam Srl, colosso commerciale dello streetwear, della distribuzione moda e dell’e-commerce. Un soggetto legittimamente orientato al profitto economico che non avrebbe mai potuto partecipare a questo bando e che, in ogni caso non rende, per trasposizione di competenze, la stessa fondazione abile né competente al fine di assolvere il mandato del bando d’asta.
Siamo davanti a un corto circuito logico e giuridico: le competenze commerciali, il brand e il portafoglio di una Srl privata possono essere traslocati figurativamente nel patrimonio formale di una Fondazione appena costituita e senza storia per farle vincere un bando di evidenza pubblica destinato al sociale alle organizzazioni del terzo settore con comprovata esperienza museale e organizzativa?
Se così fosse, il Terzo Settore a Ferrara sta forse diventando un sofisticato “Cavallo di Troia” normativo per permettere a soggetti industriali e commerciali di accaparrarsi la gestione di prestigiosi palazzi storici pubblici a canone zero, schermandosi dietro la facciata del no-profit? A questo punto e a livello nazionale che senso avrebbe avere il Terzo settore se lo si può tranquillamente sostituire con soggetti economici che hanno il fine del lucro e della assoluta produttività?
Il filo rosso conflittuale con la Casa dell’Ortolano.
Questo modus operandi solleva un dubbio ancora più profondo: siamo davanti a un caso isolato o a una precisa strategia di esternalizzazione del patrimonio monumentale della nostra città?
Il pensiero corre subito a un’altra recente e discussa operazione: la Casa dell’Ortolano. In quel caso, l’amministrazione non ha usato lo schermo del Terzo Settore: ha emesso un’asta pubblica di valorizzazione aperta ai privati, assegnando il complesso (ristrutturato con 3 milioni di euro di denaro pubblico) a un raggruppamento di imprese commerciali (GE Srl, Ma Dai Srl, Cristoforo Srl) per aprirvi un ristorante sul sottomura e altre attività.
L’operazione ha già scatenato duri scontri in Consiglio Comunale in merito alla compatibilità tra il vincolo culturale del demanio e l’uso puramente lucrativo.
Due realtà ferraresi, due strade amministrative diverse, ma lo stesso identico risultato: la privatizzazione sostanziale della gestione. Laddove l’asta commerciale pura era politicamente impraticabile — come per il polo museale contemporaneo di Palazzo Prosperi Sacrati — si è passati alla “strada interna” del Terzo Settore, sfruttando la nascita di una neo-costituita fondazione che potesse partecipare al bando (forse “anche a seguito di alcune interlocuzioni molto positive del Comune”) ammesse dallo stesso Luca Benini che in merito dovrebbe essere più preciso e circostanziato su quanto dichiarato nell’
articolo de il Resto del Carlino.
I nodi tecnici che vengono al pettine
Oggi quelle criticità tecniche rimangono insolute:
- L’agibilità e i collaudi: Il palazzo è davvero collaudato al 100% o la Fondazione entra in una struttura non ancora pienamente agibile?
- La sostenibilità economica: una gestione museale seria di quella struttura comporta costi fissi significativi (tra impianti complessi e personale) stimati in non meno di 400-500.000 euro all’anno. Come può una fondazione no-profit appena nata garantire la sostenibilità di un simile piano economico-finanziario se non attingendo direttamente alla finanza della Srl commerciale di riferimento? E se i soldi arrivano dalla Srl, chi guiderà davvero le scelte culturali del palazzo: l’interesse pubblico o il marketing del brand di moda?
- C’è poi un problema formale e di sostanza di non poco conto:
Il paradosso dei requisiti d’esperienza: Il bando d’asta e la delibera di nomina della commissione richiedono espressamente, al Criterio A.1 per l’attribuzione del punteggio, almeno le seguenti caratteristiche:
– “Esperienza, struttura organizzativa e concept di gestione”
– “Esperienza e capacità operativa: presentazione del soggetto proponente, con l’indicazione delle attività già svolte e in corso di svolgimento, con particolare riferimento ad attività di natura culturale (tipologia, anni di esperienza degli ultimi 5 anni, esperienze pregresse nella gestione di beni immobili o strutture analoghe, ecc), alle competenze storiche maturate e all’affidabilità operativa dell’Ente”
– “Presentazione dell’equipe di lavoro che si intende costituire per la gestione del complesso immobiliare (organigramma, numero di addetti e rispettive qualifiche, ecc), nonché la struttura organizzativa dell’ente, onde consentire la sostenibilità economica del progetto di gestione anche in relazione ad eventuali ricadute positive sul tessuto economico della città.”
Ora la domanda logica e conseguente è: Come fa un ente no-profit nato da tre mesi a possedere tali requisiti storici se non “saccheggiando” i curricula e i bilanci della Srl commerciale parallela? Ed è legittimo che la commissione valuti le competenze di una Srl per assegnare un bando protetto del Terzo Settore?
Verso il controllo politico e civile
La cittadinanza:
- non ha alcun preconcetto contro l’arte contemporanea o le culture underground che anzi possono rappresentare un importante tassello nella vita della città. Il problema è di metodo, di legalità e di rispetto delle regole gestionali democratiche e costituzionali
- non ha alcun preconcetto verso i privati e gli imprenditori sempreché si costituiscano e maturino esperienze in fondazioni e associazioni create per la gestione e l’animazione di strutture pubbliche con fini pubblici
- sa che tra enti del terzo settore e privati imprenditori c’è un abisso etico, organizzativo e strutturale che non possono colludere in alcun modo essendo il primo destinato al bene pubblico e il secondo al profitto e all’efficienza aziendale che è cosa ben diversa dall’efficienza e congruenza pubblica
- I beni comuni appartengono alla collettività e la loro assegnazione deve avvenire in pubblico e alla luce del sole, con progetti museologici e pubblici discussi con i cittadini e con la massima pubblicità e trasparenza sugli atti e sui i verbali che devono essere scaricabili dall’Albo Pretorio.
featured, In Evidenza
By Roberto Zambelli
Complimenti. Una analisi precisa e dettagliata di uno scandalo amministrativo burocratico politico in divenire. Merita un incontro pubblico o una video conferenza aperta.
Grazie Alberto,
se leggi ora l’articolo troverai un clamoroso aggiornamento.
Se ci riusciamo gradirei sentirti telefonicamente semmai per organizzarci.