Considerazioni:
Opacità formali, concettuali e anomalie temporali nel bando d’asta e di concessione di Palazzo Prosperi Sacrati che si adattano bene all’altra metà del Cavallo di Troia:
L’annuncio dello scorso 1° luglio da parte del Sindaco Alan Fabbri è stato di quelli trionfali: dopo trent’anni di chiusura e un imponente restauro, Palazzo Prosperi Sacrati viene affidato alla
(costituitasi il 23 dicembre 2025 ndr) “Fondazione Slam Jam Luca Benini” per la creazione di un centro culturale contemporaneo multidisciplinare.
In apparenza una bellissima notizia per la città, se non fosse che ancora oggi (18 luglio 2026), a distanza di oltre due settimane da quell’annuncio, non v’è traccia formale di tale aggiudicazione.
Se un cittadino entra nell’Albo Pretorio online del Comune di Ferrara o nella sezione “Amministrazione Trasparente”, non trova nulla in relazione al bando d’asta e alla assegnazione in concessione: non c’è traccia della determina di assegnazione, non ci sono i verbali della commissione giudicatrice, non si conoscono i punteggi analitici assegnati, né le linee programmatiche del progetto gestionale vincitore. Un vuoto di pubblicità legale che inibisce il controllo diffuso e che contrasta apertamente con il D.Lgs. 33/2013 e con le linee guida AGID sulla trasparenza.
Per rompere questo muro di opacità, ho provveduto a:
- depositare formalmente una dettagliata istanza PEC di Accesso Civico Generalizzato (FOIA) protocollata dal Comune di Ferrara
- e inviarla, per conoscenza ad ANAC e per la quale ho già provveduto alla compilazione dell’apposito modulo di segnalazione,
- alla Prefettura
- e al Difensore Civico Regionale.
L’obiettivo è semplice: pretendere la pubblicazione d’ufficio degli atti. Perché, quando la trasparenza viene meno, sorge spontaneo un forte sospetto civico.
In merito c’è da rilevare che in seguito alla mia PEC(inviata il 13 07 2026 ore ) il comune ha aggiornato, il 14 07 2026 ore 17:17 nella pagina sull’Asta Pubblica il seguente paragrafo prima inesistente: “La seduta pubblica di comunicazione punteggi complessivi e di proposta di aggiudicazione avverrà il giorno 16/07/2026 ore 9:30”
di questa Seduta Pubblica non c’è traccia alcuna su nessun organo di informazione e politico… alla faccia della definizione di “seduta pubblica”!
La metamorfosi chirurgica: da Srl a Fondazione RUNTS
Il bando di gara (Prot. 0110082) parla chiaro: la concessione d’uso gratuito per 6 anni è rigorosamente riservata agli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, privi di scopo di lucro, capaci di dimostrare una “comprovata esperienza nel settore culturale”. Requisiti sacrosanti, pensati per valorizzare il tessuto sociale e associativo.
Ed è qui che si compie la metamorfosi che definire “chirurgica” è un eufemismo. L’unico partecipante e aggiudicatario dell’asta è la Fondazione Slam Jam Luca Benini.
Andando a ritroso nella cronologia, si scopre che questa Fondazione è stata costituita il 23 dicembre 2025 e ha ottenuto l’iscrizione al RUNTS il 19 marzo 2026. Una nascita lampo che coincide perfettamente, giorno per giorno, con i mesi in cui gli uffici comunali stavano comprensibilmente elaborando gli atti per le manifestazioni di interesse di cui scrivevo già lo scorso aprile.
La domanda sorge spontanea: come può un ente no-profit nato da tre mesi dimostrare una “comprovata esperienza storica” nella gestione culturale o museale “negli ultimi 5 anni”? La risposta ad una simile domanda non c’è e non può nemmeno risiedere nel fatto che la Fondazione è la diretta emanazione operativa e d’immagine della ben nota Slam Jam Srl, colosso commerciale dello streetwear, della distribuzione moda e dell’e-commerce. Un soggetto legittimamente orientato al profitto economico che non avrebbe mai potuto partecipare a questo bando e che, in ogni caso non rende, per trasposizione di competenze, la stessa fondazione abile ne competente al fine di assolvere il mandato del bando d’asta.
Siamo davanti a un corto circuito logico e giuridico: le competenze commerciali, il brand e il portafoglio di una Srl privata possono essere traslocati figurativamente nel patrimonio formale di una Fondazione appena costituita e senza storia per farle vincere un bando di evidenza pubblica destinato al sociale alle organizzazioni del terzo settore con comprovata esperienza museale e organizzativa? Se così fosse, il Terzo Settore a Ferrara sta forse diventando un sofisticato “Cavallo di Troia” normativo per permettere a soggetti industriali e commerciali di accaparrarsi la gestione di prestigiosi palazzi storici pubblici a canone zero, schermandosi dietro la facciata del no-profit? A questo punto e a livello nazionale che senso avrebbe avere il Terzo settore se lo si può tranquillamente sostituire con soggetti economico che hanno la fine del lucro e della assoluta produttività?
Il filo rosso conflittuale con la Casa dell’Ortolano.
Questo modus operandi solleva un dubbio ancora più profondo: siamo davanti a un caso isolato o a una precisa strategia di esternalizzazione del patrimonio monumentale della nostra città?
Il pensiero corre subito a un’altra recente e discussa operazione: la Casa dell’Ortolano. In quel caso, l’amministrazione non ha usato lo schermo del Terzo Settore: ha emesso un’asta pubblica di valorizzazione aperta ai privati, assegnando il complesso (ristrutturato con 3 milioni di euro di denaro pubblico) a un raggruppamento di imprese commerciali (GE Srl, Ma Dai Srl, Cristoforo Srl) per aprirvi un ristorante sul sottomura e altre attività.
L’operazione ha già scatenato duri scontri in Consiglio Comunale in merito alla compatibilità tra il vincolo culturale del demanio e l’uso puramente lucrativo.
Due palazzi storici, due strade amministrative diverse, ma lo stesso identico risultato: la privatizzazione sostanziale della gestione. Laddove l’asta commerciale pura era politicamente impraticabile — come per il polo museale contemporaneo di Palazzo Prosperi Sacrati — si è passati alla “strada interna” del Terzo Settore, sfruttando la nascita di una neo-costituita fondazione che potesse partecipare al bando (forse “anche a seguito di alcune interlocuzioni molto positive del Comune”.) ammesse dallo stesso Luca Benini che in merito dovrebbe essere più preciso e circostanziato su quanto dichiarato nell’articolo .
I nodi tecnici che vengono al pettine
Già ad aprile, analizzando i documenti della fase esplorativa, avevo denunciato una pesante asimmetria informativa: il Comune negava ai cittadini, al terzo settore e ai privati le planimetrie vettoriali e i dati tecnici complessi, sostenendo che sarebbero stati forniti “solo al concessionario individuato”. Un’opacità che avevamo definito pericolosa e lesiva della par condicio.
Oggi quelle criticità tecniche rimangono insolute:
- L’agibilità e i collaudi: Il palazzo è davvero collaudato al 100% o la Fondazione entra in una struttura non ancora pienamente agibile?
- La sostenibilità economica: Una gestione museale seria di quella struttura comporta costi fissi mastodontici (tra impianti complessi e personale) stimati in non meno di 400-500.000 euro all’anno. Come può una fondazione no-profit appena nata garantire la sostenibilità di un simile piano economico-finanziario se non attingendo direttamente alla finanza della Srl commerciale di riferimento? E se i soldi arrivano dalla Srl, chi guiderà davvero le scelte culturali del palazzo: l’interesse pubblico o il marketing del brand di moda?
- C’è poi un problema formale e di sostanza di non poco conto:
Il paradosso dei requisiti d’esperienza: Sia il bando d’asta sia la delibera di nomina della commissione richiedono espressamente, al Criterio A.1 per l’attribuzione del punteggio, la dimostrazione di
– “esperienze pregresse negli ultimi 5 anni nella gestione di beni immobili o strutture analoghe” e
– la presentazione dell’organigramma dell’equipe di lavoro.
Come fa un ente no-profit nato da tre mesi a possedere tali requisiti storici se non “saccheggiando” i curricula della Srl commerciale parallela? Ed è legittimo che la commissione valuti le competenze di una Srl per assegnare un bando protetto del Terzo Settore?
– sia il bando d’asta sia la delibera di nomina della commissione richiedono espressamente al punto A.1 per la determinazione del punteggio:
– Esperienza, struttura organizzativa e concept di gestione
– Esperienza e capacità operativa: presentazione del soggetto proponente, con l’indicazione delle attività già svolte e in corso di svolgimento, con particolare
- Atto sottoscritto digitalmente secondo la normativa vigente con riferimento ad attività di natura culturale (tipologia, anni di esperienza degli ultimi 5 anni, esperienze pregresse nella gestione di beni immobili o strutture analoghe, ecc), alle competenze storiche maturate e all’affidabilità operativa dell’Ente.
- Struttura operativa, radicamento territoriale e creazione di reti: Il proponente dovrà presentare un progetto culturale-gestionale per l’utilizzo dell’immobile oggetto del presente atto; sarà valutata positivamente la proposta di un’attività progettuale innovativa e diversificata rispetto alle realtà esistenti nella stessa zona.
- Presentazione dell’equipe di lavoro che si intende costituire per la gestione del complesso immobiliare (organigramma, numero di addetti e rispettive qualifiche, ecc), nonché la struttura organizzativa dell’ente, onde consentire la sostenibilità economica del progetto di gestione
Verso il controllo politico e civile
La cittadinanza:
- non ha alcun preconcetto contro l’arte contemporanea o le culture underground che anzi possono rappresentare un importante tassello nella vita della città. Il problema è di metodo, di legalità e di rispetto delle regole gestionali democratiche e costituzionali
- non ha alcun preconcetto verso i privati e gli imprenditori privati sempreché si costituiscano e maturino esperienze in fondazioni e associazioni create per la gestione e l’animazione di strutture pubbliche con fini pubblici
- sa che tra enti del terzo settore e privati imprenditori c’è un abisso etico, organizzativo e strutturale che non possono colludere in alcun modo essendo il primo destinato al bene pubblico e il secondo al profitto e all’efficienza aziendale che è cosa ben diversa dall’efficienza e congruenza pubblica
- I beni comuni appartengono alla collettività e la loro assegnazione deve avvenire in pubblico e alla luce del sole, con progetti museologici pubblici discussi con i cittadini e con la massima pubblicità e trasparenza sugli atti e sui i verbali che devono essere scaricabili dall’Albo Pretorio.
Ho inviato l’intera documentazione protocollata a tutti i Gruppi Consiliari del Comune di Ferrara. La palla passa ora ai consiglieri comunali, affinché attivino immediatamente i loro poteri ispettivi in aula. Contestualmente, investiremo del caso la stampa e le associazioni di tutela del territorio (come Italia Nostra).
Su viviferrara.it continueremo a pubblicare ogni singolo documento che il Comune, per legge ed entro 30 giorni, sarà costretto a consegnarci. La trasparenza non è una concessione benevola del Sindaco, è un diritto sovrano dei cittadini.
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By Roberto Zambelli