
A Muso Duro, Co.Ci.Farò, Comunicati Stampa, Documenti, Ferrara in comune, Trasparenza
di Roberto Zambelli in risposta e commento all’articolo di oggi 14 agosto 2026 su Estense.com dal titolo: Su Palazzo Prosperi Sacrati, relitti e ordigni
Il consigliere Luca Caprini, Lista Civica Alan Fabbri Sindaco, ci regala un titolo evocativo: “relitti e ordigni” che riemergono dagli alvei prosciugati dalla siccità estiva. Un’immagine bellissima, quasi poetica. Peccato che, seguendo la metafora fino in fondo, anche quest’estate a Ferrara sia riemerso qualcosa dal fondo del fiume: una determina dirigenziale che al 27 luglio non c’era, e che è spuntata solo tre giorni dopo e che, notate bene, non c’era neppure l’1 luglio 2026 quando il Sindaco ha annunciato, a solo un giorno dall’apertura della busta, l’assegnazione della concessione alla Fondazione Slam Jam Luca Benini. Ma andiamo con ordine, perché il consigliere merita una risposta punto per punto, e non solo un ironico commento.
Caprini liquida la richiesta di accesso agli atti delle consigliere Conforti e Zonari come l’ennesimo “cigolio del sospetto”, un’ombra vaga gettata su uffici comunali probi e operosi. Peccato che il sospetto, in questo caso, non fosse affatto vago: il Segretario Generale del Comune, Dott. Francesco Babetto, ha risposto per iscritto — il 21 luglio, con tanto di protocollo — che l’aggiudicazione non era ancora intervenuta e che le verifiche di legge erano ancora in corso. Non è un’insinuazione tra le righe, consigliere: è un fatto, è una PEC firmata dal suo stesso Comune. Il “cigolio” non era nella testa di due consigliere immaginifiche, era negli uffici del Servizio Beni Monumentali.
Il Sindaco, tre settimane prima, in modo improprio, prematuro e senza rispetto delle procedure aveva già annunciato pubblicamente, ad appena 24 ore dopo l’apertura delle buste, l’affidamento del palazzo come cosa fatta e come assegnato alla Fondazione Slam Jam Luca Benini.
Il consigliere ci ricorda, giustamente commosso, che il palazzo torna alla città dopo quarant’anni di abbandono. Vero. Ma è bene chiarire un dettaglio che nel suo racconto si perde: il restauro — oltre 7 milioni di euro, finanziati con fondi CIPE 2018 e con le risorse per la ricostruzione post-sisma — lo ha pagato la collettività, ed era già in fase di completamento prima ancora che partisse la procedura di concessione. Il merito della restituzione alla città, insomma, va agli uffici tecnici e ai fondi pubblici, non alla circostanza che poi il palazzo sia stato assegnato a un soggetto piuttosto che a un altro. Le due cose — restauro pubblico e concessione della gestione — sono eventi distinti, e confonderli in un unico afflato encomiastico è un po’ come ringraziare il fornaio per il suo buon vino.
Caprini parla di “gara pubblica, aperta a tutti, regolarmente vinta” dall’unico partecipante: la Fondazione Slam Jam Luca Benini. Aiutiamolo con qualche data, visto che le quasi nulle pagine “prodotte dalla Fondazione e dalla documentazione comunale” le abbiamo lette per bene, come lui stesso ci consiglia di fare:
Se questa è la definizione di “gara aperta a tutti”, allora siamo aperti tutti a un webinar sul concetto di concorrenza. Diciotto giorni per una manifestazione di interesse su un bene monumentale di questa portata, rivolta — nelle intenzioni dichiarate dal Comune stesso — a enti del Terzo Settore su scala nazionale, non sono un dettaglio tecnico: sono la differenza tra una platea di potenziali candidati e una porta socchiusa per chi sapeva già dove bussare.
Oltre a quello sulle “tonnellate di pagine prodotte dalla Fondazione e la documentazione comunale” c’è un altro passaggio, nel pezzo di Caprini, che merita una lettura al rallentatore, perché è il consigliere stesso, involontariamente, a offrirci gli argomenti più interessanti di tutto l’articolo. I due passaggi sono strettamente collegati e rimandano a ipotesi di comportamenti consolidati in ambito comunale.
Racconta di un imprenditore che, nel giorno del suo compleanno, ha voluto costituire una Fondazione per partecipare a una gara pubblica, aperta a tutti, che poi ha regolarmente vinto. Da notare che la gara pubblica non era ancora nota se non agli uffici del Comune.
Su questo, per una volta, possiamo essere d’accordo con il consigliere: è vero, l’atto costitutivo della Fondazione (Rep. n. 8828, Notaio Carlo Curatola) certifica che Luca Benini è nato a Ferrara il 10 dicembre 1962, e che la Fondazione è stata costituita esattamente il 10 dicembre 2025 — il giorno del suo 63° compleanno, non una coincidenza di stagione ma una data scritta nero su bianco in un atto pubblico. Il dettaglio più romantico del pezzo di Caprini è, per una volta, verificato.
Il problema è quello che il compleanno porta con sé. La gara a cui, sempre secondo Caprini, quella Fondazione nasce apposta per partecipare, il 10 dicembre 2025 non esiste ancora nemmeno sulla carta: la Giunta delibera di avviare una semplice indagine esplorativa di mercato solo il 10 marzo 2026, tre mesi dopo; la manifestazione di interesse viene pubblicata il 30 marzo; il bando vero e proprio il 29 maggio.
Ora, o il consigliere Caprini possiede doti divinatorie che vorremmo tanto conoscere anche noi, oppure sta involontariamente confermando quello che diversi commentatori hanno già notato ed evidenziato: che la costituzione della Fondazione, proprio nel giorno del compleanno del suo fondatore, non è stata la risposta a un bando pubblicato, ma l’anticipazione di un bando che ancora doveva essere scritto. Non lo diciamo noi con “vaghe ombre” e “sordi cigolii”: lo scrive lui, festeggiando la coincidenza.
A volte le migliori conferme arrivano proprio da chi le vuole smentire — e stavolta abbiamo pure l’atto notarile a certificarle.
Il pezzo più delizioso, lo ammetto, è la chiusura: il consigliere ci invita, “prima di intervenire di nuovo”, a leggere “le tonnellate di pagine prodotte dalla Fondazione e la documentazione comunale”. Consigliere, ci abbiamo provato:
– Il 9 aprile 2026, ore 12:57, invio una PEC di richiesta urgente e completa di documentazione tecnica — Avviso pubblico Palazzo Prosperi Sacrati — e ricevo risposta a firma Natascia Frasson, in cui mi si comunica che tali documenti sarebbero stati forniti solo al concessionario finale, ad avvenuta assegnazione.
– Il 13 luglio 2026 invio una PEC al Comune e a tutti gli organi di controllo per accedere agli atti della commissione. La risposta del 21 luglio 2026, a firma del Segretario Generale Babetto, recita: “In riferimento all’istanza di cui all’oggetto, si comunica che l’accesso agli atti è differito in quanto non è ancora intervenuta la determina di aggiudicazione, essendo in corso le verifiche prescritte per legge” (vediamo quando finirà questo differimento).
Le tonnellate di pagine, insomma, le abbiamo chieste noi per primi — e ce le hanno negate. Se ora sono finalmente leggibili, meglio così: ma il merito non è di chi le teneva chiuse in un cassetto, è di chi ha insistito per farle uscire.
Caprini scrive che esistono “tonnellate di pagine prodotte dalla Fondazione e la documentazione comunale”, ed è sempre lui a invitarci a leggerle prima di intervenire di nuovo. Bene, consigliere: la prendiamo in parola. A oggi, a quanto ci risulta e dalle richieste di accesso agli atti depositate — la nostra del 13 luglio, quella delle consigliere Conforti e Zonari del 5 agosto — quella documentazione non risulta ancora visibile a nessuno dei richiedenti, e tantomeno risulta essere stata disponibile per i potenziali concorrenti.
Quindi la domanda è semplice, ed è rivolta direttamente a lei: le ha lette per davvero, quelle tonnellate di pagine? E se sì, ce le mostri — saremmo i primi a ringraziarla, visto che gliele chiediamo dal 13 luglio senza risposta. Non è un’accusa, è un invito a fare esattamente quello che lei stesso ci ha suggerito di fare: leggere i documenti. Restiamo in attesa, di ricevere proprio quelle tonnellate di pagine. Grazie.
Il consigliere Caprini individua un “filo rosso” che legherebbe le due consigliere e l’architetto Squarcia: la pretesa che il pubblico si faccia carico di tutto, condita da sospetto sistematico verso chi amministra. Gliene proponiamo uno alternativo, fatto di sole date e protocolli, non di suggestioni:
– 42 mesi senza un solo tavolo di partecipazione pubblica sul futuro del palazzo, dal progetto esecutivo del settembre 2022 fino all’avvio dell’iter di concessione nel marzo 2026;
– 49 giorni di finestra totale offerta a chi avrebbe voluto competere;
– una Fondazione nata il 10 dicembre 2025 per partecipare, a detta dello stesso Caprini, a un bando che il 10 dicembre 2025 non era ancora stato scritto; una sola offerta pervenuta.
Questo filo rosso non lo abbiamo inventato noi: è cucito, punto per punto, negli stessi atti — e nelle stesse parole di chi li difende.
Quanto al “bel silenzio” che ci viene amabilmente e poeticamente suggerito come regalo finale: è esattamente quello che i cittadini hanno ricevuto per tre anni su questo dossier. Continueremo, con tutto il garbo possibile, a non farne dono a nostra volta.
Vogliamo, su questo aspetto del silenzio, essere ancora più precisi.
La chiusura del suo pezzo, che a una prima lettura sembra una semplice evocazione poetica — “poi, magari, un bel silenzio ce lo potrete regalare, come una placida marea capace di coprire relitti e ordigni” — ha il suono di certe pagine che la letteratura italiana ci ha insegnato a riconoscere subito, e a non rimpiangere mai.
Complimenti, consigliere Caprini: di inviti al silenzio, nella storia, se ne contano parecchi, e nessuno di questi inviti ha avuto lunga vita. Il suo, almeno, a chiusura della sua argomentazione, cade a fagiolo.
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